L’ultimo

La TV di stato sarà ben lieta di scaricare un collerico passatista. È la mia ultima riunione di redazione, tempo un paio d’ore e mi libererò per sempre da questa mandria di minus habens, di arrivisti, di sguaiati divulgatori del nulla.

La mia attenzione è tutta per le plafoniere firmate da non so quale famoso stilista ma, nonostante cerchi di distrarmi, non posso fare a meno di constatare che sono cinque minuti buoni che si insiste sullo stesso punto. La domanda che continua a circolare è una e una sola: sicuri che sia l’ultimo?

«Ti ho detto di sì, a meno che all’Ansa non si siano rincoglioniti. E poi ha fatto ricerche anche Fabio.»

«Buono quello, me lo ricordo con la faccenda del trans, che poi era suo nipote travestito.»

Il direttore responsabile ci degna della sua presenza, evento raro,  e interviene per rivitalizzare l’asfittica discussione.

«Diamo per accertato che si tratti davvero dell’ultimo, siamo nel 2037 e non c’è davvero da stupirsi. Cominciamo a pensare a un sottofondo musicale.»

I tirocinanti hanno sempre una gran voglia di mettersi in vista. È un giovane in giacca e cravatta, ha più l’aspetto di un impiegato del catasto. Vuole stupirci dimostrando di poter attingere da un solido background.

«C’è una bellissima canzone che ascoltava mio nonno. Conoscete i Doors?»

Annuiscono quasi tutti ma pare più un riflesso pavloviano da yes man.

«Allora avrete di certo sentito The end. This is the end, beautiful friends, this is the end, my only friends, the end…”.»

Canta e si dimena l’impiegato del catasto, i redattori del futuro saranno così, metà giornalisti e metà attori di Broadway.

«Ce l’ho in mente, una roba da tossici. Forse non hai ben presente che il telegiornale lo vedono le famiglie mentre sono a tavola. Non so come la pensate voi ma i toni da mortorio non mi sembrano i più appropriati. In fondo celebriamo un’epopea. Occorre qualcosa che abbia un sapore… che ve devo di’… mitologgico

Ha inizio la solita lotta per mettersi in mostra, il secondo tirocinante sembra avere strumenti culturali più deboli e non parlo solo del suo intervento. Sul braccio ha tatuato il motto olimpico in latino: Citius, altius, forzius. Il problema è che forzius è scritto sbagliato. Sono quasi tentato di prendere il pennarello e correggere in fortius ma è la mia ultima riunione, e poi non tutti capirebbero.

Il direttore alza lo sguardo e inchioda Forzius alle sue responsabilità, non senza una qualche ironia.

«Mitologgico in che senso? Facci un esempio.»

«Ma che nne so…. per dire: tipo Avatar 6

Il direttore sorride.

«Guarda che qui non parliamo di fantascienza. Questa è storia. Sarà anche una storia sbiadita ma sempre storia è. Certo, avremo immagini che saranno più simili a dei dagherrotipi che a delle fotografie moderne.»

«Non ci sarà quindi un filmato?»

Una voce dal fondo chiede spiegazioni.

«Non proprio. Si è scelto di approntare una sorta di album di famiglia da sfogliare. Dobbiamo quindi decidere non solo la musica ma anche quali foto inserire, che taglio dare al servizio. Intendiamoci, parliamo di centocinquanta secondi.»

«Ah!»

L’impiegato del catasto si aspettava forse ben altro respiro per il servizio.

«Dobbiamo quindi essere rapidi e incisivi, chiaro?»

Tutti annuiscono, io guardo tutti che annuiscono.

Un mio collega non più giovane prova una sortita.

«Forse potremmo ricorrere ai canti dell’epoca, agli inni. È un modo per storicizzare.»

Il direttore fa una smorfia, neanche avesse addentato un frutto acerbo.

«Non siamo qui per far politica. Ho in mente a cosa ti riferisci. Ma quei motivi, quelle strofe, sono troppo divisivi. La storia ha emesso i suoi verdetti e noi non vogliamo riaprire in alcun modo antiche ferite o rivangare questioni che appartengono solo al passato. Io sono il primo che ha sottolineato la necessità di una prospettiva storica ma qui non si tratta di ricostruire fatti. Diciamolo francamente: è una curiosità per le statistiche. Avete presente l’album di famiglia di cui parlavo? Ecco, possiamo chiuderlo con quest’ultima vicenda, è l’ultimo atto.»

L’ impiegato del catasto intravede un pertugio nel quale infilarsi, dopo la sconfitta di The end deve recuperare terreno, ha fiutato l’aria, è un tipo scaltro.

«Io penso che il servizio debba mantenere un certo rigore ma, in fondo, non è altro che un pezzo di colore. È come la morte dell’ultima tigre siberiana o dell’ultimo marionettista, è la produzione dell’ultima Panda. Non dobbiamo ripercorrere con nostalgia le vicende di un lontano passato o, peggio ancora, fare una ricostruzione storica a passo di carica, due minuti e mezzo mi sembrano un po’ pochini. Occorre qualcosa di leggero, che incuriosisca il pubblico, che gli faccia alzare lo sguardo dai rigatoni.»

Il direttore lo guarda compiaciuto, questo lo teniamo.

«Certe volte si è più compresi dai colleghi giovani che da quelli anziani. E cosa proporresti quindi?»

«Non vedrei male un rap, niente di esasperato intendiamoci. Un ritmo leggero di sottofondo che si rialza quando giriamo pagina, l’idea dell’album mi sembra ormai accettata, no?»

Forzius tiene lo sguardo basso, sa ormai di essere stato sconfitto.

«Per le immagini eviterei foto truculente, quelle con le armi, sa di rivoltosi, scartiamo quelle con le bandiere che finirebbero per spiazzare. Qualche foto di gruppo, qualche paesaggio di montagna, magari un paio di bambini. Ho in mente una foto di Napoli. Sono scalzi, coi vestiti laceri, e hanno le braccia in alto in segno di esultanza, se la troviamo io la inserirei.»

Il direttore è sempre più compiaciuto.

«Molto bene. E per il finale?»

«Un primo piano del defunto, mi pare che la figlia ce l’abbia mandato. Poi dissolvenza e il brano rap a tutto volume.»

«Perfetto, mi pare che ci siamo, le nuove leve hanno idee da vendere: mettiamoci al lavoro, è per l’edizione di stasera.»

Io scivolo via e raggiungo la terrazza sul tetto dell’edificio dove alcuni carbonari si acquattano per fumare fra gli sfiati dei camini. Roma vista dall’alto fa dimenticare tutte le miserie degli uomini. Chissà cosa ne penseresti tu, caro nonno Mario, tu che avevi creduto di salvare l’Italia. È questo il modo per celebrare la morte dell’ultimo partigiano?

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