Il giorno in cui inventarono la solidarietà

Dopo il tramonto calava un coprifuoco mai dichiarato ma che tutti avevano accettato come necessario. Il silenzio che avvolgeva il paese di ***** si alzava dalle zolle delle vigne del contado, dai sampietrini dei vicoli, dall’asfalto della circonvallazione. Ed era stato sempre così, i padri avevano tramandato ai figli, una catena infinita che si perdeva nella notte dei tempi. Qualche concessione si era dovuta fare alla modernità: il rombo di auto e moto, il vociare scomposto dei televisori accesi, il cicaleccio delle suonerie dei cellulari. E poi erano state aperte un paio di pizzerie a far concorrenza all’unica storica trattoria, ma chiudevano presto, anche i proprietari non volevano urtare la suscettibilità dei residenti né confliggere col motivo aggregante di quel piccolo mondo: la tranquillità. Passando per il centro abitato si poteva ascoltare il mormorio del ruscello che scendeva dai Colli Euganei, un tratto delicato di matita disegnato fra le case. E se c’era la luna piena potevi scorgere la villa palladiana che biancheggiava sul vicino poggio.

Quella finestra accesa a tarda ora nel palazzo comunale aveva quindi un che di irrituale, stonava, un piccolo affronto alle consolidate abitudini del vivere sociale. Il sindaco, il vicesindaco e il segretario erano seduti attorno a un tavolo e l’aria che si respirava non aveva nulla dell’idillio che regnava fuori.

La massima autorità cittadina pareva il più infervorato, l’avevano trascinato in una vicenda che avrebbe potuto significare la fine della sua carriera politica, e non solo. Tutto per quella maledetta residenza della Curia che, per qualche centinaio di metri, risultava dentro ai confini del suo comune. Mesi prima, un ordine prefettizio aveva indicato Villa **** come possibile ricovero per ventidue migranti provenienti da Mali e Senegal. Subito il paese si era incendiato e tutti si erano mobilitati, un fronte compatto per impedirne l’arrivo. Erano state raccolte oltre quattromila firme, una percentuale che, al netto dei minorenni, sfiorava il novanta per cento. I nuovi arrivati non potevano c’entrare nulla con loro, appartenevano a un altro mondo, che si trovasse una diversa soluzione. Perché i maschi avevano certi bisogni e, abituati nelle terre d’origine, avrebbero cercato di soddisfare l’appetito sessuale con le donne del borgo, non ci sarebbe stata più alcuna sicurezza. Gente a ciondolare per le strade non ne volevano, la scuola primaria aveva un’unica sezione e posto per i quattro bambini previsti proprio no, non era possibile trovarlo.

Di fronte alla minaccia di fare le barricate il Prefetto aveva preso tempo, sedi alternative erano state rinvenute e le fiamme dello sdegno si erano pian piano spente. Ma poi erano giunte altre sgradite novità.

«E se parlano, se raccontano tutto? Qui si rischia la galera, e io che ho voluto darvi retta.»

Il vice provò a rassicurare il sindaco ma non trovò le parole. Si guardò intorno, le foto incorniciate alle pareti raccontavano di tagli di nastri, di feste di piazza, di pentolate sotto i portici, di brindisi col vino novello e nel 2008 era atterrata persino una mongolfiera sul piazzale della Chiesa, nulla che potesse ispirarlo in quel grave momento. Così si limitò a un dolente commento.

«Maledetta guerra!»

Nuove ondate migratorie verso l’Europa arrivavano ora da Est e il prefetto era tornato alla carica, venticinque cittadini ucraini: anziani, donne e bambini. Difficile dirgli di no, l’ondata emozionale e solidale nel Paese era al suo acme. E poi i futuri ospiti avevano la carnagione molto più chiara di certi meridionali che bazzicavano in paese, difficile affermare che provenissero da un altro mondo.

Allora la mente del segretario si era accesa di un’idea luminosa. Il mondo era pieno di balordi, persino dalle loro parti qualcuno doveva pur esserci. Ragazzi avvelenati dalla xenofobia, annoiati, giovani dai deboli valori che erano in cerca di facili emozioni, che volevano vivacizzare la notte, a modo loro. Avevano lo scomposto desiderio di muover le mani, di dar sfogo all’energia che vibra nelle vene di chi ha vent’anni. Bastava dar loro un po’ di schei, neppure troppi, e si poteva indirizzare questa loro voglia insana. Mettere a soqquadro la villa, assestare fieri colpi ai sanitari, imbrattare i muri con scritte tribali, e gli ucraini non sarebbero mai potuti arrivare. In fondo, non si faceva neppure del male, quando fosse venuto il momento della  ristrutturazione ci sarebbe stato lavoro per le imprese del territorio. Il paese non avrebbe perso la propria serenità e i giovani avrebbero avuto il loro sfogo. Il problema era che i carabinieri erano sopraggiunti proprio mentre spaccavano il vetro di una finestra e si preparavano a entrare: tutti in caserma, pure un minorenne.

«E se parlano?»

Il sindaco non sapeva dir altro.

«Dobbiamo fare in altro modo.»

Il segretario aveva una soluzione, i sottoposti sembrano spesso più pronti dei capi.

«Domani  stenderemo un comunicato in cui ci dichiariamo esterrefatti per l’accaduto, un episodio da condannare senza se e senza ma. Poi risponderemo al Prefetto offrendoci di ospitare in paese anche altri profughi. Apriremo le nostre case a chi scappa dalla guerra.»

Le voci del sindaco e del vice si sovrapposero incredule.

«Anche le nostre?»

«Anche le vostre, anche la mia. Nessuno potrà più accusarci di soffiare sul fuoco e neanche di essere poco accoglienti. I carabinieri crederanno più alle autorità cittadine o a quattro delinquenti annoiati? E i soldi che gli avranno trovato in tasca non hanno firma.»

Poco dopo mezzanotte la luce fu spenta, un buio totale prese possesso della piazza su cui si affacciava il municipio, un ovale bordato dai portici. La notte degli abitanti di ***** poteva trascorrere senza discontinuità col passato, un vento leggero che scendeva dai colli avrebbe ninnato i loro sogni, tutto pareva essersi ricomposto. Le stelle pulsavano con la stessa identica energia di sempre, la volta celeste era un manto protettivo steso sopra le case. Ma l’indomani sarebbe stato un giorno nuovo e diverso: bisognava inventare la solidarietà.

Potrebbe interessarti anche...

Marco Speciale
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per potervi offrire la migliore esperienza d'uso possibile. Le informazioni contenute nei cookie vengono memorizzate nel browser dell'utente e svolgono funzioni quali il riconoscimento dell'utente quando torna sul nostro sito web e l'aiuto al nostro team per capire quali sezioni del sito web sono più interessanti e utili per l'utente.